Siamo Lieti di comunicarvi che la R. L. “Giano” all’Or∴ di Roma, nella Valle del Tevere, è entrata a far parte della Comunione, acquisendo il numero 164 di matricola.

Janus fu una delle divinità italiche più antiche e venerate. Secondo Cicerone e Macrobio in suo nome deriverebbe dal verbo ire, ipotesi suffragata da Georges Dumézil, secondo il quale l’etimo Janus deriverebbe, come ianua, dalla radice indeuropea ei: guado.
Il suo corrispondente etrusco era Culsans, il nume delle soglie, divinità benefica che presiedeva i culs: i passaggi, le porte, i guadi.
I Liberi Muratori collegarono l’antico dio dal doppio volto ai due San Giovanni che presiedevano alla marcia ascendente e discendente del sole. Egli fu considerato il genio di tutti i principi, sia annuali che stagionali, della vita e dell’esistenza umana e il nume tutelare dell’iniziazione, il guardiano della soglia del Tempio.
Giano è raffigurato spesso con un viso maschile e uno femminile, ha in testa una corona, porta nella mano destra uno scettro e nella sinistra una chiave. Questi suoi attributi sono simili a quelli di Cristo tant’è vero che nella quarta Antifona prima di Natale la liturgia recita: “O Clavis David, et Sceptrum domus Israel !”.
Le due facce di Giano sono state interpretate come il passato e il futuro, per questo sono spesso rappresentate anche con un volto di un vecchio e uno di giovane.
Nel simbolismo di questa divinità, vicina per alcuni versi all’immagine alchemica del Rebis, figura anche una terza faccia indicante il presente, l’istante fuggevole e inafferrabile ma che contiene in sé ogni realtà temporale è perciò l’eternità, un emblema che ricorda molto il terzo occhio di Shiva. Per questi motivi Giano diventò il Signore dell’Eternità, del Triplice tempo o l’Antico dei Giorni, il Maestro, la cui chiave rappresenta la parola perduta e che, come in Isaia, a chi gli chiede “a che punto è la notte?” risponde che «La notte sta per finire ma l’alba non è ancora arrivata». (Isaia, 21, 11-12).
Il cammino del Libero Muratore, infatti, non termina mai e chi pensa di aver raggiunto la meta ha confuso la luce col buio.
Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Giano” all’Or∴ di Roma, nella Valle del Tevere, n. 164, inviamo un fortissimo triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.



