Siamo lieti di comunicarvi che è stata fondata la R. L. “Giordano Bruno” all’Or∴ di Reggio Calabria, nella Valle del Calopinace; la nuova Officina ha acquisito il numero 170 di matricola. Giordano Bruno fu per l’ortodossia cattolica l’eretico impenitente e per ogni libertario un martire del libero pensiero.

Le divergenze di giudizio sull’uomo comportarono inoltre che, per alcuni, fosse un filosofo originale e innovativo per altri un tributario di idee altrui, approdato a un sincretismo non privo di contraddizione.
A rendere ancor più controverso il personaggio contribuirono alcuni aspetti biografici poco chiari, mi riferisco alla sua supposta funzione di agente segreto o allo stupefacente rapporto con Zuane Mocenigo. Questi, dopo averlo invitato a Venezia quale precettore di “mnemotecnica”, lo denunciò al “padre inquisitor di Venezia”, Giovan Gabriele da Saluzzo scrivendogli: “L’ho serrato in camera a requisitione sua; et perché io lo tengo per indemoniato la prego far requisizione per lui”.
L’accusa che il patrizio rivolse all’ex domenicano era pesante come un macigno: “Io […] dinunzio […] aver sentito dire a Giordano Bruno nolano, […] che biastemia grande quella dei cattolici il dire che il pane si transustanzii in carne; che lui è nemico della Messa; che niuna religione gli piace; che Cristo fu un tristo, e che se faceva opere tristi di sedur popoli, poteva molti bene predire di dover essere impiccato; che non vi è distinzione in Dio di persone e che questo sarebbe imperfezione in Dio; che il mondo è eterno, e che sono infiniti mondi; […] che Cristo faceva miracoli apparenti e ch’era un mago, e così gli apostoli […] che Cristo mostrò di morir mal volentieri e che la fuggì quanto la poté; che non vi era punizione dei peccati, e che le anime create per opera della natura passano d’un animal in un altro”.
Rinchiuso nel “Cason degli eretici” e sottoposto a lunghi interrogatori, passava il tempo a fare oroscopi e a tracciare cerchi magici, nei quali iscriveva versetti biblici. Questa sua supposta attività fu denunciata dai compagni di cella, cosicché, ancor prima del rogo, gemmarono su di lui leggende che resero ancor più complesso l’inquadramento del personaggio.
Le difficoltà interpretative sono ulteriormente accresciute dalla vastità dell’opera del Nolano e dalla carenza di edizioni critiche, lacuna colmata solo con la pubblicazione degli scritti magici, sotto la direzione di Michele Cileberto.
Certo è che Giordano Bruno rappresentò un punto d’arrivo di tanta cultura rinascimentale, giacché convogliarono nella sua opera spunti ficiniani e neo platonici, tributi di Cusano e Agrippa, inserti di di Cardano e di Paracelo. Il Nostro, inoltre, tese a contrapporre ai suoi tempi di furore dogmatico e d’intolleranza, l’utopia di un mondo felice ove ogni contrasto cessasse nell’abbraccio di un
panteismo religioso capace di pacificare l’umanità, intorno alla riscoperta della vera essenza dell’universo, essenza che l’Umanesimo aveva individuato nelle pieghe del neoplatonismo. Egli, cercatore di verità, riteneva di aver squarciato gli ultimi velami, rifacendosi ai pensatori rinascimentali, senza dimenticare l’opera di Aristotele, di cui si era “nodrido in gioventù”. Bruno, infatti, non si opponeva allo Stagirita per quanto concerne la logica e la retorica e, in parte, l’etica, ma ne rifiutava la fisica e la metafisica, pascolo di cavillosi ragionamenti dei peripatetici suoi contemporanei.
Ribelle alla dittatura delle idee, anticipatore della Libertas filosofandi, l’8 febbraio del 1600 ascoltò in ginocchio il verdetto di condanna a morte quindi, secondo Caspar Schoppe, si alzò e rivolgendosi ai cardinali inquisitori, avrebbe detto: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam”. Il 17 febbraio, dopo aver rifiutato i conforti religiosi, fu condotto in Campo de’ fiori, con una mordacchia in bocca per impedirgli di parlare e quivi fu arso vivo, diventando un simbolo per tutti coloro che hanno cara la libertà.
Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Giordano Bruno” all’Or∴ di Reggio Calabria, n. 170, nella Valle del Colopinace, inviamo un fortissimo, triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.




