Una Nuova Officina a Piedimonte Matese nella valle del Volturno

Siamo lieti di comunicarvi che è entrata a far parte della Comunione la R. L. “Ercole d’Agnese” all’Or. di Piedimonte Matese, nella Valle del Volturno; la nuova Officina ha acquisito il numero 154 di matricola.
Ercole d’Agnese, massone e martire nel 1799, fu un esponente di un’agiata famiglia di Piedimonte Matese e, sin dalla più giovane età aderì alle idee liberali, nonostante avesse frequentato istituti religiosi, quali il Convento dei Domenicani e il seminario di Capua.

Dato che il suo pensiero era noto a tutti, fu preso di mira dalle autorità governative e oppresso dallo zio arciprete, pertanto, nel 1774, fu costretto a trasferirsi a Napoli dove, un altro zio lo aiutò a espatriare in Francia, sotto il falso nome di Ercole Giraud (strana coincidenza quella di attribuirsi il cognome di un noto massone piemontese). Trovò dimora a Ecaylly, presso Lione, ma in seguito si trasferì a Parigi, per insegnare filosofia e diritto. In Francia Ercole aderì a una Loggia vicina a Willermoz, questa Officina rappresentò l’anello di congiunzione tra i Liberi Muratori francesi della Stretta Osservanza e quelli napoletani di Diego Naselli dei principi di Aragona Ercole sposò, a Parigi, Marie Thibouthier, nipote del conte Andrè Joseph Abrial, dalla quale ebbe due figli Francoise-Antoinette e Francois-Hercule.

Partecipò, nel 1789, ai moti rivoluzionari e fu chiamato ad amministrare il dipartimento del Rodano; secondo Gentile, inoltre, avrebbe fatto parte del Direttorio.

Nel 1799 fu inviato da Abrial a Napoli per organizzare la nascente Repubblica napoletana. Vi giunse nell’aprile del 1799 insieme alla moglie e ai figli e fu nominato membro della commissione esecutiva e Presidente del Direttorio civile, funzioni che adempì con diligenza e buon senso, tentando di conciliare gli interessi dei francesi con quelli dei napoletani.

Dopo alterne vicende, il 25 germinale, fu varata la costituzione della Repubblica, che prevedeva l’istituzione di una Commissione Legislativa di 25 membri e una Esecutiva di 5 uomini, a capo di quest’ultima Abrial pose Ercole d’Agnese. Tra i numerosi provvedimenti da lui firmati figurano le leggi che abolirono la feudalità e la tortura. Inoltre, egli autorizzò una monaca incinta a sposarsi “alla repubblicana”, ossia davanti alla municipalità, in quanto sosteneva che “la Repubblica non s’interessava dei motivi di Religione, ma solo della legittimità della prole”. Ebbe anche modo di ritornare a Piedimonte Matese; qui organizzò la guardia civica e le altre magistrature.

Negli ultimi giorni di vita della Repubblica, egli volle far coincidere la propria sorte con quella dei padri della Rivoluzione.
La maggior parte dei francesi concentrati dal Macdonald a Caserta, il 7 maggio, lasciarono la Repubblica al proprio destino, prendendo la via del nord. Restavano a difesa di Castel Sant’Elmo 900 uomini, 2100 a Capua e 1500 a Gaeta.

Il cardinale Ruffo, a capo dei sanfedisti, era ormai alle porte di Napoli e mentre molti giacobini, tra cui Mario Pagano, furono presi dallo sconforto, Ercole d’Agnese restò al suo posto, convinto che fosse ancora possibile difendere Napoli. L’11 giugno si recò ad Aversa ma subito dopo rientrò nella Capitale unendosi ai giacobini, nell’illusione che l’armata francese ritornasse a Napoli via mare. Era giunta, infatti, la notizia che a Tolone fossero pronti a salpare 30 vascelli e 10 fregate. La narrazione animò i repubblicani che si prepararono a resistere, ma si trattava di un’illusione: i francesi non avevano tale progetto e i Sanfedisti del cardinale Ruffo erano già in città.

Il 19 giugno fu sottoscritto un armistizio che prevedeva la consegna delle fortezze in cambio della vita dei repubblicani, che avrebbero potuto imbarcarsi per la Francia. Da Palermo Ferdinando IV e Maria Carolina non riconobbero gli accordi e imposero una dura repressione. Quando cadde Castel Sant’Elmo, iniziarono le esecuzioni, precedute da processi farsa. Ercole d’Agnese fu condannato alla forca il 13 settembre, mentre la sentenza fu resa esecutiva il primo ottobre 1799; prima di essere consegnato al boia, il Nostro s’avvelenò: malgrado fosse moribondo, l’esecuzione fu rinviata di un solo giorno.

Nel diario di Diomede Marinelli, si legge: “Questa mattina vi è stata altra giustizia. Ercole d’Agnese, condannato alla forca, con relazione a Sua Maestà perché compreso nella capitolazione, fu afforcato già cadavere, questa è stata la prima volta che la plebaglia dopo l’esecuzione non ha gridato: Viva il re!”.

Le sue spoglie furono tumulate nella Chiesa di Santa Luciella dei Dottori. A Ercole e ai suoi fratelli, Pietro, Filippo e Giuseppe, fu sequestrato il denaro che tenevano depositato in banchi napoletani; la sorella, Eleonora, suora nel Monastero di San Salvatore di Piedimonte, fu arrestata e trasferita in carcere a Napoli, dal quali uscì per morire in esilio.

Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Ercole d’Agnese” all’Or. di Piedimonte Matese, nella Valle del Volturno, n. 154, inviamo un fortissimo, triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.