Una Nuova Officina a Parma nella valle del Taro

Siamo lieti di comunicarvi che è stata fondata la R. L. “Athanor” all’Or di Parma, nella Valle del Taro; la nuova Officina ha acquisito il numero 153 di matricola.


L’Athanor, è la fornace alchemica, indispensabile per eseguire un passaggio fondamentale nell’iter della grande opera.
Il nome Athanor deriva dal termine arabo at-tannūr (رونتلا) che indica un comune forno, anche se poi gli alchimisti preferirono nobilitare l’etimologia del vocabolo, facendola discendere dal greco Θάνατος (morte), al quale premisero un’α privativa, in modo che significasse “non morte”, per esprimere un processo che non ha mai fine.

Sembra che il primo a citare l’Athanor sia stato Raimondo Lullo (1232 – 1316) nel Elucidatio Testamenti, mentre il francescano Giovanni di Rupescissa (1232 – 1365), nel De confectione veri lapidis philosophorum, ne descrisse le diverse tipologie.
È ovvio che nell’alchimia speculativa e spirituale l’Athanor assumesse altri significati e in particolare, diventasse una metafora della trasformazione dell’iniziato e del suo percorso verso i piani superiori dell’essere.

A Firenze, nei sotterranei del convento di San Marco, esiste sempre un antico Athanor, è l’ultima testimonianza della fonderia di Francesco dei Medici, il principe alchimista che aveva un proprio laboratorio privato, sul quale esiste una precisa testimonianza di Pigafetta: “Da maestri peritissimi di continuo si stillano acque di fiori odorati, et d’erbe, et olii di drogheria, et spetierie, trahendone la quintaessentia, et untioni, et compongono lattovari, et confettioni a ristorare, liquori contra le maligne febri, et la pestilenza, et li veleni, et polveri et medicine di possenti virtù …“.

Lo studio dell’alchimista, così caro a Francesco, fu ritratto per suo volere dallo Stradano in un quadro posto poi nello Studiolo di Palazzo Vecchio, uno stanzino emblematico che, attraverso il giuoco dei simboli e delle corrispondenze, raffigura l’universo sapienziale e magico-alchemico del Principe.
Nell’opera dello Stradano fu immortalato lo stesso Francesco, raffigurato come apprendista, intento a seguire gli insegnamenti del maestro. In maniera così esplicita il successore di Cosimo, volle sottolineare la sua passione per quest’arte ermetica, volta a esplorare i segreti più reconditi della natura. Egli, signore di Toscana, monarca ed iniziato, vedeva in sé stesso la reincarnazione del mito salomonico, del re saggio e giusto e di infinita sapienza, depositario di ogni arcana conoscenza.

Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Athanor” all’Or. di Parma, n. 153, nella Valle del Taro, inviamo un fortissimo triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.