Siamo lieti di comunicarvi che è stata fondata la R. L. “Filoteo Alberini” all’Or∴ di Haderslev (DK), nella Valle dell’ Haderslev Dam; la nuova Officina ha acquisito il numero 172 di matricola. Filoteo Alberini era un giovane intelligente, ma un po’ stravagante e con molti interessi, troppi forse per concludere qualcosa di buono.

Questo doveva essere il giudizio dei suoi compaesani quando egli, dopo aver dimorato nella Capitale per studiare, ritornò nella natia Orte senza alcun un diploma. Alberini era, comunque, un ragazzo pieno d’iniziative e nella cittadina laziale si rimboccò le maniche prestandosi a diversi lavori, fino a quando conobbe un fotografo ambulante e s’innamorò di quella nuova tecnologia che fissava le immagini su lastra: la fotografia.
Chiamato agli obblighi di leva, Filoteo fu inviato a Pavia dove, per le sue competenze di fotografo, fu destinato all’arma del genio. Ciò gli consentì, una volta congedato, di essere assunto all’Istituto Geografico Militare; si trasferì quindi a Firenze e lì, una sera del 1894 E∴ V∴, passeggiando sotto i portici di piazza Vittorio Emanuele II (oggi Piazza della Repubblica), vide il kinetoscopio Edison, una scatola di legno, dove guardandoci dentro e girando una manovella, le immagini, prendevano vita. Fu così che il fotografo Alberini s’invaghi, prima che nascesse, del cinema, venuto alla luce l’anno successivo, grazie ai fratelli Lumière.
Tre anni dopo, nel 1897 E∴ V∴, Filoteo entrò in Massoneria, nella R. L. “Concordia” all’Or∴ di Firenze. Era il 15 di febbraio e proprio in quei giorni la “Concordia”, insieme alla consorella “Michelangelo” aveva cambiato sede, trasferendosi da Palazzo Davanzati in un vasto appartamento di via della Spada al n. 2. Nello stesso anno Alberini fu elevato al Grado di Compagno e nel 1898 E∴ V∴ gli fu assegnata la carica importante ma poco ambita di Segretario. Nella “Concordia” il Nostro si nutrì di un po’ di simbologia e di tanto anticlericalismo: partecipò ai comitati pro-divorzio, alla commissione per la laicizzazione della scuola e al congresso massonico regionale di Prato nel quale si parlò di lotta al clericalismo e di come “strappare i fanciulli dalle ugne dei preti”.
Intanto, il massone Filoteo Alberini, sostenuto dai confratelli, continuava a occuparsi di cinema. Già nel 1895 E∴ V∴ aveva aperto a Firenze la sala di proiezione “Fratelli Lumière” e quattro anni dopo il cinema “Moderno”, in Piazza Esedra a Roma. Il passo più importante lo fece, tuttavia, nel 1904 E∴ V∴, quando, in società con Dante Santoni, fondò nella Capitale, nel quartiere di San Giovanni, lo Stabilimento Italiano di manifattura cinematografica Alberini e Santoni, ciò gli consentì di produrre il primo kolossal italiano: La presa di Roma.
Il film fu fortemente voluto dal Grande Oriente d’Italia e dal governo di allora guidato dal Fratello forlivese Alessandro Fortis, 33° Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato e membro del Supremo Consiglio. Al suo fianco vi era Leonardo Bianchi, ministro della Pubblica Istruzione, noto clinico, fondatore delle cattedre di psicologia sperimentale e di antropologia criminale. Anche Leonardo Bianchi era un 33° Grado e un membro del Supremo Consiglio.
Favorevole al film era pure il Ministro della guerra, il Tenente Generale Ettore Pedotti, che mise a disposizione di Alberini soldati, uniformi e armi. I Liberi Muratori italiani, insomma, erano entusiasti del progetto perché lo vedevano in sintonia con il pensiero di Ernesto Nathan, convinto che le grandi celebrazioni popolari di eventi storici fossero un momento importante per la divulgazione del verbo laico. Nel 1905 E∴ V∴ poi ve ne era proprio bisogno perché il Pontefice, Pio X, l’11 giugno, con l’enciclica Fermo proposito, aveva attenuato il Non expedit di Pio IX, consentendo ai cattolici, “con benigna concessione”, di partecipare alla vita politica.
Il film fu proiettato il 20 settembre del 1905 E∴ V∴, in occasione del trentacinquesimo anniversario della liberazione di Roma, a Porta Pia di fronte a una folla straboccante; si dice che gli spettatori fossero circa 80.000. Fu un grande successo apprezzato da massoni, laici e anticlericali, fu invece condannato dai cattolici che lo considerarono un’offesa alla Chiesa e alla religione.
Il film, di cui si sono stati salvati 75 metri dei 250 originari, era suddiviso in sette quadri: Il […] generale Carchidio a Ponte Milvio, Il generale Carchidio e il generale Kanzler al Ministero delle Armi, L’alba del 20 settembre al campo dei bersaglieri, L’ultima cannonata, L’assalto alla breccia, Bandiera bianca, Apoteosi finale” (G. Lasi).
L’immagine finale era un Tableau vivant, un quadro a forma di triangolo o di piramide che celebrava il trionfo dell’epopea risorgimentale. In basso erano raffigurati i padri della Patria: Cavour, Vittorio Emanuele II, Mazzini e Garibaldi, quindi l’Italia, in forma muliebre con la palma della vittoria e il Tricolore, alle sue spalle le vedute del Quirinale e del Campidoglio e più in alto la stella a cinque punte.
Scrive Giovanni Lasi: “è un’immagine retorica che Alberini mutua dall’arte figurativa fissando i protagonisti nell’immobilità del tableau e sancendo formalmente […] l’ascesa di Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Cavour al rango di eroi immortali”. La tavola, tuttavia, simboleggia anche il trionfo della Massoneria, raffigurata dalla stella a cinque punte, da quella stella che il generale Cesare Francesco Ricotti Magnani con il R.D. del 13 dicembre 1871 volle come icona della fratellanza militare.
Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Filoteo Alberini” all’Or∴ di Haderslev, n. 172, nella Valle dell’ Haderslev Dam, inviamo un fortissimo, triplice fraterno abbraccio e gli auguri miei e di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.



