Una Nuova Officina a Forlì nella valle del Montone

Siamo lieti di comunicarvi che è entrata a far parte della Comunione la R. L. “Athanor” all’Or∴ di Forlì, nella Valle del Montone; la nuova Officina ha acquisito il numero 158 di matricola.
Athanor o Atanor è un vocabolo che ha origine dall’arabo at-tannūr (نور ت ال) e significa “forno”, anche se alcuni preferiscono collegarlo all’etimo greco α – Θάνατος “senza morte” e, dunque, fonte di vita eterna.

Il termine è talmente noto e complesso nei suoi significati, che mi sembrerebbe veramente inutile dedicare solo qualche riga all’alchimia e al suo strumento identificativo; ritengo, invece più  interessante compiere una sorta di divagazione sul tema. 

Fu Francesco dei Medici (1541 – 1587), successore di Cosimo I sul trono mediceo, a essere  denominato quale “Principe dello studiolo”; egli nutrì un grande interesse per l’alchimia e praticò siffatta disciplina di persona. Per tutta la vita questo particolare personaggio preferì alla cura dello stato la “Fonderia”, un  complesso laboratorio, ove, oltre a fondere statue e a lavorare metalli e pietre preziose si facevano  esperienze alchemiche.  La “Fonderia”, che in origine si trovava in Palazzo Vecchio, ebbe in seguito una sede definitiva nel  Casino Mediceo di San Marco, opera del Buontalenti, l’architetto di corte e uno dei caposcuola del  manierismo fiorentino.  

Dalle stanze del laboratorio granducale uscivano prodotti che sembravano miracolosi; testimonia il  Pigafetta: “Da maestri peritissimi di continuo si stillano acque di fiori odorati, et d’erbe, et olii di  drogheria, et spetierie, trahendone la quintaessentia, et untioni, et compongono lattovari, et  confettioni a ristorare, liquori contra le maligne febri, et la pestilenza, et li veleni, et polveri et  medicine di possenti virtù, et tostane, portandone in viaggio et nella caccia del Gran Duca per se e  per la corte, e dandone a Prelati, Ambasciatori e Signori, et caritativamente in pronti rimedi …”

Lo studio dell’alchimista, così caro a Francesco fu ritratto, per suo volere, da Giovanni Stradano (Jan Van der Straet ) in un quadro posto poi nello Studiolo di Palazzo Vecchio, uno stanzino  emblematico che, attraverso il giuoco dei simboli e delle corrispondenze, raffigura l’universo  magico-alchemico del Principe. 

Nell’opera dello Sradano fu immortalato lo stesso Francesco, raffigurato come apprendista, intento seguire gli insegnamenti del maestro.  In maniera così esplicita il successore di Cosimo volle sottolineare la sua passione per quest’arte  ermetica, volta a esplorare i segreti più reconditi della natura.  Egli, signore di Toscana, monarca e iniziato, vedeva in sé stesso la reincarnazione del mito  salomonico, del re saggio, giusto e di infinita sapienza, depositario di ogni arcana conoscenza e di  ogni occulto sapere.  

Suo contemporaneo fu Rodolfo II d’Asburgo (1552 – 1612), re d’Ungheria, di Boemia, dei Romani  e imperatore; egli spostò la capitale dei suoi vasti domini da Vienna a Praga, ove visse da solitario  nel castello di Hradčany, dedicandosi all’alchimia, alla magia, all’occultismo e ricevendo ospiti  celebri, quali Giordano Bruno, Johannes Kepler, John Dee, Edward Kelly e Michael Sendivogius.  Fu lui che consegnò la città boema al fascino del mistero, come scrive, in una pagina dedicata ad  Albrecht von Wallenstain, Franco Cardini. Sorse così, afferma l’illustre storico, la “cupa Praga  barocca, la Praga del vicolo dell’Oro dove ardono i sapienti fornelli degli alchimisti e delle  leggende del Golem, la Praga degli astri cari a Tycho Brahe e delle fantasie dell’Arcimboldo, la  Praga della grande piazza dominata dall’inesorabile meccanismo dell’orologio col suo Totentanz”.

Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Athanor” all’Or∴ di Forlì, nella Valle del Montone, n. 158, inviamo un fortissimo, triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo  lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.