Una Nuova Officina a Firenze nella Valle dell’Arno

Siamo lieti di comunicarvi che è stata fondata la R. L. “Giuseppe Garibaldi” all’Or∴ di Firenze, nella Valle dell’Arno; la nuova Officina ha acquisito il numero 173 di matricola.

Giuseppe Garibaldi sbarcò a Rio de Janeiro tra il novembre e il dicembre del 1835, dopo una navigazione di un paio di mesi. Fra i tanti rifugiati incontrò Luigi Rossetti col quale strinse una solida amicizia. Molti anni più tardi nelle Memorie lo ricordò con affetto, usando espressioni tipicamente massoniche: “Gli occhi nostri s’incontrarono, e non sembrò per la prima volta?”. Queste parole non sono casuali, giacché proprio in America Latina fu iniziato nella loggia “Asilo de la Virtud”.

Alcuni autori, fra i quali l’uruguayano Settembrino Pereda, posticipano la sua adesione alla Massoneria ma ritengo, come Max Gallo o Alfonso Scirocco, che la “luce massonica” sia stata ricevuta dal Nostro effettivamente a Rio, qualche settimana dopo il suo sbarco. Fra l’altro, da un paio di mesi, era ritornato in città, l’esule ligure Giuseppe Stefano Grondona, giacobino e massone di vecchia data. Grondona aveva fondato fin dal 1834 la “Società filantropica”, un gruppo con fini umanitari, emanazione della loggia Asilo de la Virtud e Garibaldi, quasi certamente, entrò a far parte dell’una e dell’altra.

Le vicende di Garibaldi in America latina sono note: militò sotto le bandiere della Repubblica del Rio Grande del Sud in lotta contro l’impero del Brasile, partecipando a scontri sanguinosi a Laguna e sull’altipiano. Ben presto, però, le sorti della guerra volsero al peggio e nel 1842 Garibaldi lasciò il Brasile insieme ad Anita e a Menotti, il figlioletto nato il 16 settembre del 1840. Si rifugiò a Montevideo dove si aprì il suo secondo capitolo massonico. Qui, secondo alcuni, entrò prima in una loggia, costituita da italiani, quindi, il 28 del 1844, fu regolarizzato dalla Loggia “Amis de la Patrie”.

L’Officina dipendeva dal Grande Oriente di Francia. Fra le sue colonne sedevano numerosi residenti francesi, diversi locali e alcuni italiani, fra i quali il commerciante modenese Farini e il tornitore di Valenza Po, Zucchelli. Nel verbale della tornata di regolarizzazione si legge: “Il Fratello G. Garibaldi, precedentemente ammesso […], è presentato per essere regolarizzato. Introdotto dal primo maestro delle cerimonie all’Oriente e collocato nella dovuta posizione, ripete il giuramento massonico che gli detta il Venerabile […]. In seguito a ciò il Venerabile lo proclama e consacra Apprendista massone regolare e membro attivo di questa Officina”.

Alcuni biografi al pari di Gustavo Sacerdote affermano che Garibaldi, indaffarato nella difesa dell’Uruguay, frequentasse poco la loggia come dimostrerebbe il fatto che in Sud America rimase apprendista. Comunque, quando lasciò il Sud America, a bordo della Speranza, era già un massone regolare e furono soprattutto i confratelli ad aiutarlo nella rocambolesca fuga del 1849; fra questi ricordo Riccioli, appartenente ad una Loggia di Grosseto.

Sfuggito alle grinfie di Austriaci, Borboni e Papalini Garibaldi si rifugiò nel Nord America. Anche qui ebbe contatti con Liberi Muratori italiani, fra i quali Antonio Meucci che lo assunse nella sua fabbrica di candele di New York.

La sua storia massonica è comunque meglio documentata dal 1860 in poi. Si sa che in Sicilia, dove la tradizione scozzese era radicata, il Supremo Consiglio di Sicilia lo innalzò al 33∴ Grado, nominandolo nel 1862 “Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro a vita dell’Ordine massonico di Rito Scozzese Antico ed Accettato”.

Iniziò a questo punto una nuova pagina della vita massonica di Giuseppe Garibaldi che lo vide, nel giro di pochi anni, diventare la personalità di maggior spicco della libera muratoria peninsulare.

Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Giuseppe Garibaldi” all’Or∴ di Firenze, n. 173, nella Valle dell’Arno, inviamo un fortissimo, triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.