Una Nuova Officina a Caltanisetta nella valle del Salso

Siamo lieti di comunicarvi che è stata fondata la R. L. “An.Tu.Do.” all’Or di Caltanisetta, nella Valle del Salso; la nuova Officina ha acquisito il numero 152 di matricola.

Nel 1282 la Sicilia era sottoposta al giogo degli Angiò che sottoponevano l’Isola ad una terribile politica fiscale e a soprusi di ogni genere.
Gli Angioini pensavano, in tal modo, di vendicarsi della fedeltà che la Trinacria aveva sempre mostrato nei confronti degli Svevi e del compianto imperatore Federico II, lo Stupor Mundi che aveva fatto di Palermo la reggia più importante d’Europa e un centro culturale d’immenso valore, vero e proprio punto d’incontro fra Oriente e Occidente.

Si narra che la scintilla scoppiasse il 30 marzo del 1282, sul sacrato della chiesa del Santo Spirito, a Palermo.
Era la sera del Lunedì dell’Angelo e i fedeli stavano affluendo per la funzione del Vespero, quando un soldato francese, sembra che si chiamasse Drouet, con la scusa di perquisire una giovane donna iniziò a infastidirla e a palpeggiarla, ma intervenne il di lei marito, che disarmato il fante lo uccise con la spada.

Fu a quel punto che si scatenò la rivolta che da Palermo si diffuse in tutta l’Isola. Al grido “mora mora”, come ricorda Dante nel VIII Canto del Paradiso: “Se mala segnoria, che sempre accora / li popoli suggetti, non avesse / mosso Palermo a gridar: Mora, mora!”
I Siciliani iniziarono allora la caccia ai Francesi che subito si trasformò in una vera e propria mattanza.
Alcuni di loro, per salvarsi, gettate via le armi, si travestirono da popolani, tuttavia, questo escamotage non li salvò. Si dice, infatti, che ai sospetti fossero mostrati dei ceci e si chiedesse loro come si chiamassero: per i Transalpini era impossibile pronunciare correttamente la parola cìciri (ceci), perciò venivano immediatamente scoperti e scannati sul posto.

Se “mora, mora!” fu il grido di guerra, Antudo divenne la parola d’ordine del popolo siciliano che volle riappropriarsi del proprio destino, nel nome della libertà perduta e tanto agognata, facendo leva soltanto sul proprio coraggio; Antudo in vero non è altro che l’acronimo della frase latina “Animus Tuus Dominus” (“Il coraggio è il tuo signore”). Antudo fu, pertanto l’invocazione laica dei Vespri siciliani che esaltava il coraggio e la fede in se stessi; si trattò di un motto senza altri precedenti nella storia, riportato anche sullo stendardo dell’Isola, sulla quale spiccano il giallo dell’indomita Palermo, il rosso della valorosa Corleone, con al centro la Triscele, antico simbolo della Sicilia.

Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “An.Tu.Do” all’Or di Caltanisetta, n. 152, nella Valle del Salso, inviamo un fortissimo, triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.