Una Nuova Loggia Massonica a Firenze nella Valle dell’Arno

Siamo lieti di comunicarvi che è stata fondata la R. L. “Lorenzo il Magnifico” all’Or∴ di Firenze, nella Valle dell’Arno; la nuova Officina ha acquisito il numero 175 di matricola.

Scrivere brevemente su un personaggio noto come Lorenzo il Magnifico ci sembra insensato, preferiamo, perciò, accennare allo sgomento che la sua morte provocò a Firenze e in gran parte d’Italia; ciò è indicativo dell’importanza che egli ebbe agli albori della nuova era.

Nei primi mesi del 1492 le condizioni di salute del Magnifico declinarono rapidamente. Ai problemi che si trascinava dietro da anni, si erano aggiunti violenti dolori gastrici che lo avevano indotto a recarsi in varie località termali. La cura delle acque, tuttavia, non ebbero effetto, né mitigò le sofferenze un eliotropio, incastonato in un prezioso anello, che gli aveva consigliato il medico Bono Avogardi. Giorno dopo giorno il male, inesorabile progrediva.

All’inizio della primavera Lorenzo fu colto da forti febbri che furono imputate da Pier Leoni all’influsso di una cometa, egli, già docente all’università di Padova, riteneva che l’illustre paziente sarebbe guarito spontaneamente, appena l’astro fosse scomparso; non fu così, perciò il medico ricorse a farmaci costosi, ottenuti dalla porfirizzazione di pietre preziose, anche questa terapia si rivelò inefficacie e a quel punto, Lodovico Sforza, ritenendo che la dipartita di Lorenzo sarebbe stata una disgrazia per tutti e non fidandosi dei medici fiorentini, inviò nella Città del giglio Lazzaro di Piacenza. Il nuovo venuto visitò l’infermo con estrema cura, quindi affermò che i colleghi, alternatesi al capezzale dell’infermo, avevano errato diagnosi e terapia, ormai era tardi, il Signore di Firenze era condannato.

Ai primi d’aprile tristi presagi s’addensarono sulla città, in una notte da tregenda un fulmine colpì la cupola di Santa Maria del Fiore, lesionando un costolone della lanterna che precipitò nella via sottostante. Fu informato Lorenzo che chiese da che parte era caduto. “Fugli risposto … [ed egli affermò]: Orbé, io sono morto, ché cascata verso la casa mia”. Secondo gli occultisti quella tempesta di fulmini era dovuta al fatto che Lorenzo, novello Salomone, tenesse prigioniero in un anello un demone e che, sentendosi prossimo alla fine, lo avesse liberato.

Contemporaneamente, nel serraglio del Palazzo della Signoria due leoni si sbranarono a vicenda e, nel parco della Villa di Careggi, si videro per più giorni ombre gigantesche, mentre vi fu chi notò in cielo una mano armata di spada. Una donna, infine nella chiesa di Santa Maria Novella, ebbe la visione di un toro gigantesco, con corna di fuoco che distruggeva quel sacro edificio. Pochi giorni più tardi, in un pozzo presso San Gervasio fu trovato il corpo di Pier Leoni da Spoleto: la profezia scritta nella sua carta del cielo si era dunque avverata, egli era morto affogato in un sepolcro d’acqua. Non si sa se quel decesso fosse imputabile a un suicidio o a una ritorsione da parte di chi lo riteneva responsabile della scomparsa di Lorenzo.

In questa atmosfera di attesa e di timore l’8 aprile, il Magnifico morì; se ne andò, con i conforti religiosi, baciando il Crocifisso.

Scrisse Niccolò Machiavelli: “Né morì mai alcuno, non solamente in Firenze, ma in Italia, con tanta fama di prudenza né che tanto alla sua patria dolesse”.

Al Maestro Venerabile e ai membri della R. L. “Lorenzo il Magnifico” all’Or∴ di Firenze, n. 175, nella Valle dell’Arno, inviamo un fortissimo, triplice fraterno abbraccio e gli auguri di un proficuo lavoro nell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano.