La Clamide massonica

Per comprendere tale modalità di abbigliamento, occorre rimarcare che una tornata massonica è un momento rituale contrassegnato dalla solennità e dalla sobrietà, circostanze che esigono una disposizione di massima compostezza, non solo interiore ma anche esteriore.

Solitamente, non si va a un matrimonio in jeans e maglione, o a un funerale vestiti di rosso, o a testimoniare ad un processo con i bermuda e i sandali infradito, tanto per sottolineare le esigenze della solennità di certi momenti rituali. Così non ci si presenta in loggia in jeans e maglione o con bermuda e infradito perché la solennità è la stessa. Chi non può partecipare con l’abito, può partecipare con la clamide.

Ma cos’è la clamide e Da dove deriva il suo uso?

Si tratta di un indumento rituale che si usa nelle tornate.
Il nome “clamide” è stato mutuato dall’indumento militare usato nell’antica Grecia, ma di questo la clamide massonica non ha che il nome, in quanto la foggia è diversa. La clamide massonica, infatti, è una tunica, solitamente di cotone, larga e lunga sino alle caviglie, con maniche larghe, dotata talvolta di cappuccio.

Cominciamo a precisare che la regola vigente da sempre per l’abbigliamento da portare in loggia è costituita dall’abito scuro, con camicia bianca e cravatta scura, scarpe nere.
Bernard Jones ci dice anche che nella massoneria inglese erano ammesse, per un certo periodo settecentesco, anche le uniformi di loggia, che costituivano una modalità distintiva della loggia. Ma lo storico inglese non fa alcun cenno alla clamide.
Al contrario, risulta ben provato da antica bibliografia, da autori come Marconis, Vuillaume, Clavel, che l’uso di tale indumento rituale nacque e si sviluppò in Francia nell’ambito degli Alti Gradi.

La prassi ci ha mostrato che la clamide, di colore nero, viene usata nelle tornate dei primi tre gradi dell’Ordine; di colore rosso negli alti gradi del Rito Scozzese Antico e Accettato nelle obbedienze che praticano questa ritualità nella forma rigorosamente tradizionale; anche negli Ordini di Saggezza del Rito Moderno, forma tradizionale del Rito Francese, viene adoperata di colore bianco; nei riti egizi viene usata di colore bianco per i ruoli apicali.

Le motivazioni dell’uso di tale indumento sono duplici: una di natura pratica, l’altra di natura esoterica. Quella prassi, la più comune, nasce dalla difficoltà o impossibilità da parte dell’adepto di potersi cambiare d’abito a casa propria prima della tornata perché, magari impegnato al lavoro o ad altre occupazioni; pertanto, non potendo presentarsi in jeans e maglione, supplisce paludandosi con la clamide nera.
Poi c’è la motivazione esoterica, in cui ciascuno vede nella clamide ciò che vuol vedere.
Per esempio, alcuni scoprono un senso di uguaglianza per l’assenza delle distinzioni profane all’interno della loggia, in quanto impedirebbe che tra i Fratelli possano evidenziarsi differenze sociali, tramite il vestire. La sobrietà e la serietà della veste nera non si presta né alla vanità né a vere esibizioni d’ordine estetico.

Di conseguenza, alcune logge seguono rigorosamente l’uniformità dell’abbigliamento da portare in loggia (tutti con la clamide o tutti con l’ abito); altre logge, più duttili, lasciano libertà ai loro membri di optare per l’una o per l’altra forma di abbigliamento, purché venga rispettata la sobrietà e solennità del luogo e del momento rituale.

Finora, si è sempre fatto riferimento ai Fratelli con la clamide, ma tale opportunità è estesa anche alle Sorelle massone nelle logge femminili o in quelle miste. In alternativa alla clamide, la Sorella massona indossa un abito scuro, senza alcuna concessione alla vanità o, peggio, alla civetteria.