Gli “Antichi Doveri” dei Fratelli Massoni, fra miti e storia

Introduzione

Fra le più antiche e numerose fonti documentarie relative alla storia della massoneria prima del 1717, un ruolo assolutamente centrale è rivestito dagli Antichi Doveri (Old Charges), una raccolta di storie leggendarie sull’arte della muratura compilate in Gran Bretagna, la cui tradizione testuale affonda le radici all’inizio del XV secolo. Questi manoscritti, che continuarono a essere copiati e trasmessi anche dopo la pubblicazione, nel 1723, del nuovo Libro delle Costituzioni di Anderson, rappresentano oggi la principale prova documentale dei legami storici fra gli scalpellini medievali e la massoneria di epoca illuminista.

Nonostante il loro valore sia talvolta sottovalutato dagli studiosi, gli Antichi Doveri meritano uno sguardo ben più attento: sono, infatti, la testimonianza viva di come la figura del massone – nata come specializzazione di scalpellini esperti nella lavorazione della pietra da taglio, e documentata con crescente frequenza nella terminologia e nei registri britannici tra il XIII e il XIV secolo – si sia evoluta e abbia progressivamente assunto anche un significato simbolico e corporativo.

La comparsa dei primi manoscritti degli Antichi Doveri coincide infatti con la diffusione stessa del termine “massone” nei documenti dell’epoca, e segue l’evoluzione delle confraternite e delle gilde, che in Inghilterra derivarono inizialmente dalle organizzazioni religiose parrocchiali. In questo contesto, le storie e le regole tramandate dagli Antichi Doveri assumono un valore doppiamente significativo: non solo offrono un resoconto – a metà fra cronaca e leggenda – sull’origine e i doveri del mestiere, ma costituiscono anche il punto di partenza per la successiva trasformazione della massoneria da arte operativa a percorso iniziatico e speculativo.

Questo articolo si concentrerà proprio sul contesto britannico e sullo sviluppo degli Antichi Doveri, illustrando come questi documenti rappresentino il principale filo conduttore che collega la massoneria delle origini alle sue metamorfosi moderne, e offrendo uno sguardo sulle principali fonti e sugli snodi cruciali di questa lunga tradizione.

La nascita del termine “massone” e il contesto delle confraternite britanniche

La comparsa dei primi manoscritti degli Antichi Doveri si intreccia strettamente con la diffusione dell’uso del termine “massone” nei documenti britannici. In origine, infatti, i massoni erano una classe specializzata di scalpellini, distinti per la loro abilità nella lavorazione della pietra da taglio, ovvero quella pietra arenaria o calcarea a grana fine che poteva essere modellata con precisione in ogni direzione, come ricordano Douglas Knoop e Gwilym Jones. Questa pietra, essenziale per la decorazione di capitelli, cornici, trafori e sculture, era già citata nell’assise londinese dei salari del 1212, che in latino menziona gli sculptores lapidum liberorum (scultori di pietre da taglio).

Anche la legislazione medievale offre preziose testimonianze sull’esistenza e sul ruolo dei massoni: lo Statuto dei lavoratori del 1351, promulgato per regolare salari e contratti in seguito alla crisi della peste nera, utilizza un termine francese affine – mestre meson de franche peer (maestro muratore di pietra da taglio) – per riferirsi a questi artigiani. Il primo uso documentato del termine inglese freemason risale invece al 1325, quando i registri del London Coroners’ Rolls riportano il nome di un certo “Nicholas le Freemason” fra i prigionieri evasi dal carcere di Newgate.

La parola “massone” diventa progressivamente più comune nella seconda metà del XIV secolo. Il London Letter Book del 1376, ad esempio, identifica inizialmente questi artigiani come “liberi muratori”, denominazione poi sostituita con “massoni”. L’influenza crescente di questa figura nella società inglese si riflette anche nelle fonti letterarie, come dimostra un manoscritto tardo-trecentesco del poema Floris and Blanchefour che invita a “prendere in mano il quadrato e governare, come se fossi un massone”. Parallelamente, la presenza dei massoni si fa più frequente anche nella documentazione giudiziaria, come attestano le fatture presentate alla Court of Chancery in relazione ai lavori della chiesa di Wyberton nel Lincolnshire, con il coinvolgimento di un massone londinese di nome Roger Dennis.

Questa evoluzione del mestiere si inserisce nel più ampio fenomeno delle confraternite parrocchiali inglesi, originariamente nate per sostenere il clero e progressivamente divenute organismi di regolamentazione e aggregazione delle attività artigiane. La storia delle prime gilde massoniche si confonde così con quella delle corporazioni religiose cittadine, che costituirono il terreno fertile per lo sviluppo di una vera e propria coscienza collettiva e per la trasmissione delle norme e delle tradizioni che, attraverso i manoscritti degli Antichi Doveri, sono giunte fino a noi.

Confraternite, vita sociale e regolamenti: dal sostegno religioso alla disciplina del mestiere

Le corporazioni di mestiere inglesi, tra cui quelle dei massoni, derivarono dalle confraternite parrocchiali istituite per sostenere i sacerdoti della chiesa. Con il tempo, queste confraternite si trasformarono in punti di riferimento fondamentali per la vita urbana, non solo per le pratiche religiose, ma anche per la regolamentazione dell’artigianato e del lavoro. A Londra, per esempio, la confraternita della chiesa di All Hallows Bread Street ricevette lasciti dai Salters, la cui sala fu costruita su terreni della confraternita e la cui cappella divenne nota come Cappella dei Salters. Analogamente, testamenti documentano la nascita della “fratellanza di muratori” e della “compagnia di massoni di Londra” nella chiesa di San Tommaso d’Acon a Cheapside già nel 1389.

Il carattere di queste corporazioni emerge chiaramente dal regolamento della Fraternità della Beata Vergine Maria degli scalpellini di Lincoln (istituita nel 1313 e documentata nel 1389). I membri donavano ceri alle chiese, che venivano accesi durante tutte le feste dell’anno, e alla morte di ciascun confratello la gilda forniva candele per i funerali e si impegnava in opere caritatevoli. Chi aveva lasciato donazioni alla gilda veniva ricordato con messe di suffragio, in quantità proporzionale alla generosità del lascito. Venivano previste forme di assistenza per i membri in pellegrinaggio o caduti in povertà, e si organizzavano momenti di festa e di accoglienza per chi tornava da un viaggio. La gilda si preoccupava anche di mantenere l’armonia interna: i membri erano incoraggiati a evitare controversie e aiutati in caso di arresto.

L’organizzazione della vita associativa era scandita da appuntamenti regolari: ogni anno, il giorno dopo Pasqua, si teneva una riunione (“discorso mattutino”) a cui tutti erano tenuti a partecipare, pena una multa, e anche il rifiuto di assumere incarichi comportava sanzioni. Il fulcro sociale restava comunque la festa fraterna annuale, mentre la sostenibilità economica della confraternita era garantita da contributi obbligatori — come i quaranta penny che ogni massone doveva versare quando prendeva un apprendista — e da una rigorosa gestione collettiva dei fondi.

Man mano che queste confraternite religiose evolvevano verso organismi sempre più impegnati nella tutela degli interessi professionali, anche le loro ordinanze assumevano carattere pratico e stringente. I regolamenti del 1356 per gli scalpellini di Londra, per esempio, si soffermavano sulle sanzioni per il lavoro mal eseguito, sulla formazione degli apprendisti e sulla lotta contro l’abusivismo artigiano. Un approccio simile si riscontra anche in altre ordinanze, come quelle emanate tra il 1474 e il 1475 a Calais per disciplinare l’attività di muratori e falegnami: vi si trovano regole sugli orari di lavoro, le ferie, la fornitura degli strumenti, l’utilizzo di materiali di riserva e le sanzioni, che venivano versate in un fondo comune chiamato “Saynte Johns boxe”.

Un’impostazione pratica e regolativa simile emerge anche nei regolamenti delle corporazioni di altri paesi europei (Francia, Italia, Germania), dove particolare attenzione era riservata alla durata dell’apprendistato e alla distinzione tra le diverse specializzazioni (come a Verona, Piacenza, Bologna, Genova, Venezia e Savona). In Germania, le logge erano caratterizzate da una forte organizzazione regionale e da proprietà collettive che garantivano la rendita, come accadde a Strasburgo; nel 1459 i maestri muratori tedeschi si riunirono a Ratisbona per uniformare le ordinanze di tutte le logge.

Tuttavia, va sottolineato che, mentre i regolamenti continentali trattavano quasi esclusivamente questioni pratiche — orari, salari, formazione — gli Antichi Doveri britannici rappresentano una tradizione testuale distinta, con caratteristiche del tutto peculiari: vi si trova scarsa attenzione agli aspetti organizzativi concreti, mentre prevale la narrazione leggendaria e simbolica delle origini del mestiere, che assumerà un ruolo centrale nello sviluppo della Massoneria moderna.

I manoscritti Regius e Cooke: la nascita di una tradizione leggendaria

Il nucleo medievale degli Antichi Doveri si ritrova in due manoscritti britannici di eccezionale importanza: il manoscritto Regius e il manoscritto Cooke, entrambi conservati oggi presso la British Library di Londra. Questi documenti, risalenti all’inizio del XV secolo, sono considerati le fonti più antiche e rappresentative della tradizione massonica inglese.

Il manoscritto Regius (British Library, Royal MS. 17 A I), noto anche come “poema Regius”, fu riscoperto nel XIX secolo e contiene 794 versi in inglese medio. La localizzazione linguistica rimanda allo Shropshire. Oltre a sezioni minori (come estratti dalle Istruzioni per i parroci di John Mirk, un poema di etichetta intitolato Urbanitatis e il racconto dei Quatuor Coronati), il centro del Regius è costituito da una narrazione leggendaria delle origini dell’arte muraria e da una serie di ordinanze che sarebbero state emanate dal re anglosassone Athelstan.

Secondo il racconto del Regius, sarebbe stato il grande chierico Euclide a inventare la geometria in Egitto, a darle il nome di massoneria e a stabilire che i muratori si dovessero trattare da pari, “né sudditi né servi”. Sempre secondo il manoscritto, fu durante il regno di Athelstan che la massoneria giunse in Inghilterra, e il sovrano avrebbe regolamentato il mestiere tramite ordinanze che prescrivevano assemblee generali, giusta paga, aiuto reciproco tra i massoni e parità di trattamento.

La datazione tradizionale del Regius (attorno al 1390) è oggi considerata troppo anticipata; analisi paleografiche e il confronto con altri testi suggeriscono una collocazione nella prima metà del XV secolo. L’interesse principale del Regius, rispetto alle ordinanze continentali, è la scarsissima attenzione per gli aspetti pratici: il fulcro è una narrazione mitica e simbolica, che attribuisce alla massoneria una genealogia antica e prestigiosa.

Il manoscritto Cooke (British Library, Additional MS. 23,198), di poco posteriore, si differenzia per la prosa e per l’ampliamento e la rielaborazione della leggenda. Esso apre con una invocazione a Dio e un excursus sulle arti liberali e sulla genesi della geometria. Introduce nuovi personaggi e miti: i figli di Lamach della Genesi, Nimrod, Pitagora, Ermes e Noè. La narrazione lega la massoneria alle grandi civiltà antiche, adotta figure bibliche e mette in evidenza la trasmissione di conoscenze e privilegi attraverso le generazioni. Rispetto al Regius, il Cooke attribuisce maggiore importanza all’assemblea dei massoni, all’equa retribuzione e al diritto dei muratori di auto-organizzarsi, arrivando persino a inventare un figlio di Athelstan — Edwin — per giustificare storicamente tali rivendicazioni.

Nel Cooke, la storia di Euclide viene ulteriormente dettagliata, si descrivono i rapporti fra la massoneria e le monarchie di Francia e Inghilterra, e si esplicita che le ordinanze di Athelstan (o meglio del suo ipotetico figlio) erano pensate per garantire la paga equa e il diritto di convocare assemblee secondo necessità. Questa manipolazione consapevole della leggenda aveva l’obiettivo di fornire una legittimazione storica alle richieste degli scalpellini inglesi, soprattutto in risposta alle restrizioni parlamentari sulle riunioni e sui salari imposte a partire dal 1425.

In sintesi, mentre i regolamenti delle corporazioni continentali si occupavano di dettagli pratici e amministrativi, i manoscritti Regius e Cooke segnano l’emergere di una tradizione tutta britannica che — pur partendo dalla realtà delle confraternite artigiane — si evolve in una narrazione simbolica, capace di trasmettere valori, legittimazioni e identità che andranno a costituire l’ossatura della massoneria moderna.

Manipolazione delle leggende e funzione sociale degli Antichi Doveri

La redazione dei manoscritti Regius e Cooke si colloca in un periodo di tensioni sociali e legislative che interessarono in modo particolare il settore edile inglese. Dopo la peste nera, la pressione sui salari era fortissima e il Parlamento, per controllare il costo del lavoro, introdusse numerose leggi restrittive. Nel 1425, i Comuni inglesi presentarono una petizione in cui si lamentavano che le assemblee annuali dei massoni – definite “congregazioni e confederazioni” – minacciassero apertamente gli statuti dei lavoratori. Si richiese che queste riunioni fossero considerate un crimine e che i giudici di pace avessero pieni poteri per reprimerle. La risposta reale fu una proibizione severa: coloro che convocavano queste congregazioni venivano dichiarati criminali, e i partecipanti imprigionati “senza multa o riscatto per volontà del re”.

È proprio in questa cornice conflittuale che i manoscritti degli Antichi Doveri assumono un ruolo particolare: essi non si limitano a narrare le origini leggendarie dell’arte muratoria, ma mirano esplicitamente a fornire una giustificazione storica e morale per la continuazione delle assemblee delle gilde, nonostante la legge le vietasse. Le storie di Euclide, Athelstan, Nimrod e altri grandi fondatori vengono “manipolate” con perizia per rivendicare una legittimità superiore: se il diritto di assemblea e la regolamentazione interna erano stati concessi da antichi re e santi, nessuna autorità temporale poteva realmente abolirli.

La stessa invenzione di personaggi come Edwin, il presunto figlio di Athelstan, va letta in questa chiave: la sua introduzione nel manoscritto Cooke serve a rafforzare e storicizzare la pretesa dei muratori di auto-governarsi, ampliando la narrazione rispetto a Regius, dove era il re stesso a presiedere l’assemblea. In Cooke, invece, l’assemblea diventa un diritto acquisito e trasmesso, non un semplice privilegio temporaneo.

Questo processo di manipolazione consapevole delle leggende e dei simboli riflette una pratica tipica del Medioevo, ma trova nei manoscritti Regius e Cooke un esempio particolarmente trasparente e documentabile: le gilde medievali non esitavano a inventare o adattare miti, genealogie e simboli per fornire basi storiche e sacrali alle loro rivendicazioni di status e autonomia.

In definitiva, gli Antichi Doveri britannici non erano solo una raccolta di regole tecniche o morali, ma costituivano una vera e propria “carta d’identità storica” delle confraternite muratorie. Essi permisero ai massoni di resistere alle limitazioni legislative, di consolidare la propria identità collettiva e di gettare le basi per l’evoluzione della massoneria speculativa, che avrebbe ereditato e rielaborato questo potente impianto narrativo.

La storia moderna degli Antichi Doveri: evoluzione, diffusione e trasformazioni

Un aspetto sorprendente delle leggende massoniche contenute nei manoscritti Regius e Cooke è la loro straordinaria longevità: la loro influenza si estende ben oltre il Medioevo, continuando a plasmare la cultura e la pratica massonica per secoli. Il manoscritto successivo più antico degli Antichi Doveri dopo Regius e Cooke è il Grand Lodge MS. 1, datato 25 dicembre 1583 e oggi conservato presso la Biblioteca e Museo della Massoneria di Londra. Questo documento segna una fase di ulteriore elaborazione delle narrazioni medievali, introducendo nuovi dettagli — talvolta improbabili — come la connessione tra Sant’Albano e la massoneria inglese, la concessione di salari regolati, e l’istituzione di un consiglio generale autorizzato dal re.

Dal Grand Lodge MS. 1 in poi, la leggenda dell’assemblea di York e della figura di Edwin come figlio di Athelstan prende sempre più piede. Il manoscritto amplia la narrazione leggendaria, attribuendo a Edwin la convocazione di un’assemblea massonica a York e la codificazione di tutte le norme trasmesse dalle generazioni precedenti. Questa versione della storia viene ulteriormente arricchita in altri manoscritti come il William Watson del 1687, che presentano la leggenda di York e Sant’Albano in una forma ormai canonica e aggiungono riferimenti al re Enrico VI per legittimare la continuità delle assemblee massoniche anche in presenza di divieti parlamentari.

A partire dal 1583, copie degli Antichi Doveri vengono frequentemente realizzate in tutta l’Inghilterra e la Scozia. Ne sono state censite più di venti compilate tra il 1583 e il 1717, ma il fenomeno non si esaurisce con la fondazione della Gran Loggia di Londra: nel corso del tempo si sono contate oltre 120 versioni manoscritte, continuamente copiate, modificate e adattate alle nuove esigenze sociali e istituzionali delle logge. Gran parte di questi manoscritti furono individuati e catalogati da studiosi massonici tra Otto e Novecento, come W.J. Hughan e Wilhelm Begemann, che tentarono di classificarli sulla base delle varianti testuali.

La diffusione e la fortuna degli Antichi Doveri sono legate anche alle profonde trasformazioni che attraversano il mondo del lavoro e le dinamiche sociali inglesi tra XVI e XVII secolo. I riferimenti alle tariffe salariali contenuti in numerosi manoscritti — in particolare nelle regioni del Nord, teatro di scioperi e tensioni — mostrano che la compilazione degli Antichi Doveri era strettamente connessa alle agitazioni dei lavoratori edili e alle rivendicazioni salariali. Il Consiglio del Nord cercava infatti di imporre limiti ai salari nelle città di Hull, Beverley, Chester e York, mentre nel Sud si adottavano politiche più flessibili.

L’importanza dell’assemblea di York e del ruolo di Edwin fu consolidata proprio in questo contesto, sfruttando leggende locali per legittimare diritti e privilegi delle gilde. I dettagli salariali riportati negli Antichi Doveri, inoltre, coincidono in modo significativo con le richieste avanzate dagli scioperanti di York nel 1552, a conferma del legame diretto tra le narrazioni dei manoscritti e le rivendicazioni reali dei lavoratori.

La revisione della regolazione salariale culminò nello Statuto degli Artigiani del 1563, che attribuì ai magistrati locali la responsabilità di fissare le tariffe. Tuttavia, gli Antichi Doveri continuarono a circolare e vennero usati anche nelle logge come parte delle cerimonie di iniziazione, come testimonia la copia preparata per l’iniziazione di Elias Ashmole nel 1646. Questi manoscritti mantennero la loro funzione identitaria anche dopo la “accettazione” di membri non operativi e si diffusero in Scozia, diventando patrimonio delle logge locali.

L’autorità e la storicità delle leggende furono messe in discussione già nel XVII secolo da studiosi come Robert Plot, che criticò l’invenzione di Edwin come figlio di Athelstan e smascherò le manipolazioni genealogiche dei copisti. Tuttavia, i racconti resistettero, vennero adattati e corretti, e furono infine ripresi e reinterpretati da James Anderson nel Libro delle Costituzioni del 1723 e nella sua edizione successiva del 1738, dove la narrazione di York venne avallata, seppure con alcune cautele.

In questo modo, gli Antichi Doveri non solo accompagnarono la nascita della massoneria moderna, ma garantirono alla nuova massoneria speculativa un forte radicamento nella tradizione operativa e nelle narrazioni fondative del passato.

Antichi Doveri tra mito, identità e continuità

La storia degli Antichi Doveri mostra come la Massoneria sia frutto di una continua negoziazione fra tradizione, mito e adattamento sociale. Nati in seno alle confraternite di mestiere e radicati in una cultura che intrecciava regole pratiche e narrazioni simboliche, questi manoscritti hanno costituito la base storica e mitologica da cui la Massoneria moderna avrebbe poi attinto i propri rituali, la propria etica e il proprio immaginario.

Nel tempo, la funzione degli Antichi Doveri è mutata: da semplici regolamenti interni delle gilde, si sono trasformati in strumenti di legittimazione delle prerogative collettive, in risposta alle crisi salariali e alle restrizioni legislative del tardo medioevo inglese. La loro rielaborazione costante, attraverso la manipolazione delle genealogie, la creazione di figure mitiche come Edwin e l’ampliamento della leggenda dell’assemblea di York, ha permesso alle confraternite muratorie di difendere la propria autonomia e identità di fronte al potere civile.

Nel passaggio all’età moderna, gli Antichi Doveri sono diventati un vero e proprio pilastro identitario per la Massoneria speculativa, mantenendo vivo il legame con le radici operative e conferendo continuità e autorevolezza alle pratiche e alle credenze delle logge contemporanee. Anche di fronte alle critiche storiche e filologiche, la vitalità degli Antichi Doveri dimostra la forza di una tradizione capace di rigenerarsi e di parlare, sotto forme diverse, a generazioni di iniziati.


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L’articolo è stato interamente redatto sulla base delle seguenti fonti riportate nel testo di riferimento:

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